Archive - 2022

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La coltivazione del Teff
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PSR Lazio Agricoltura Biologica: 600 € ad ettaro di contributo per la cotlivazione di quinoa
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Quinoa Italiana, il consumo aumenta ancora e la qualità è sempre migliore

La coltivazione del Teff

Scrivere un articolo sulla coltivazione del Teff richiama alla memoria i primi articoli scritti sulla quinoa, oramai quasi 10 anni fa, quando la quinoa, così come oggi il teff, era una coltura praticamente sconosciuta in Italia. A distanza di qualche anno, con felicità possiamo affermare che i progressi della quinoa italiana, sia a livello qualitativo che quantitativo sono stati sicuramente pregevoli. Questa premessa sull’evoluzione della quinoa come alternativa colturale  vuole semplicemente essere un augurio perché il Teff possa seguire lo stesso camino. In realtà crediamo che il potenziale del Teff, a livello agronomico, possa essere persino superiore a quello della quinoa sia per la sua rusticità che per la sua versatilità che permette una semina sia primaverile che in secondo raccolto.

 


Cos’è il teff?
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teff coltivazione
 
La semina

L’epoca di semina va dalla metà di marzo (al sud anche da febbraio) alla metà di aprile per quanto riguarda la semina primaverile, mentre in secondo raccolto, la semina avviene normalmente ad inizio estate, in questo caso la pianta ha bisogno ovviamente di irrigazione.


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Trattandosi di un seme molto piccolo, il letto di semina deve essere preparato in maniera ottimale. Per evitare che il seme cada troppo in profondità, si consiglia una rullatura prima della semina. In ogni caso, si può ovviare ad un terreno non perfettamente preparato aumentando la densità di semina.

La semina può essere effettuata a file (come il grano) o a spaglio. La pianta compete molto bene con le infestanti coprendo il terreno in maniera uniforme.  

Il quantitativo di seme necessario è, indicativamente, 10-15 Kg/ha, su letti di semina non ottimali si consiglia di aumentare la densità. Il seme deve rimanere in superficie, 1-1,5 cm, per questo motivo su terreni più grossolani si consiglia di utilizzare un quantitativo maggior di seme.

Essendo il Teff un cereale, per la concimazione di fondo possono essere usati gli stessi concimi e le stesse quantità che si utilizzano per i cereali a paglia.

 

La fase vegetativa

Durante la fase vegetativa, il teff non richiede particolari interventi, la sua rusticità fa sa che sia tollerante a tutte le tipiche malattie dei cereali, può essere effettuata una strigliatura in fase di accestimento, ed una concimazione di copertura senza però esagerare con l’azoto per evitare allettamento. Se coltivato in secondo raccolto, è necessario fare alcuni interventi di irrigazione per mantenere l’umidità nel terreno.

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La Raccolta

Il Teff, come tutti i cereali a paglia, viene raccolto con mietitrebbia, possono però essere usate diverse tecniche.

In stagioni particolarmente umide, su appezzamenti nei quali sono presenti infestanti (Il Teff normalmente non ha problemi di infestanti) o in caso di allettamento, un’ottima opzione è lo sfalcio della pianta ancora non completamente secca, per poi trebbiarla (ideale sarebbe una testata Pick up sulla mietitrebbia), ma si riesce a farlo molto bene anche con una testata normale da cereale cercando di effettuare lo sfalcio non troppo vicino al suolo.

L’alternativa valida e più rapida è sicuramente la mietitura classica, in questo caso è necessario non raccogliere il prodotto troppo secco onde evitare eccessive perdite di seme.

 

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    PSR Lazio Agricoltura Biologica: 600 € ad ettaro di contributo per la cotlivazione di quinoa

     
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    La quinoa, una coltura fino a pochi anni fa sconosciuta, negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più successo sia come alimento che come alternativa colturale. Le coltivazioni di quinoa in Italia stanno crescendo notevolmente e se fino a qualche anno fa la coltivazione della quinoa era  un qualcosa di quasi sconosciuto, oggi non solo gli agricoltori, ma anche gli organismi amministrativi iniziano a riconoscerne il valore, specialmente in regime di Agricoltura Biologica. Tecnicamente, si tratta di una Chenopodiacea, quindi una pianta che fa parte della stessa famiglia di spinaci e barbabietole, e come tale da considerare una coltura ortiva, categoria per la quale quasi tutti i PSR riconoscono un contributo maggiore rispetto a cerali ed altri seminativi in agricoltura Biologica. In alcune regioni, essa non è stata ancora inserita esplicitamente nell’elenco delle colture in quanto le superfici coltivate all’interno della Regione stessa sono poco rilevanti, pertanto viene equiparata ad un cereale.

    È importante sottolineare che ciò è tecnicamente errato, perché la quinoa è considerata uno “pseudocereale” solo ed esclusivamente per l’utilizzo che si fa della granella, ma si tratta di una chenopodiacea, pertanto una ortiva e non ha nessun legame botanico con i cereali. Basti pensare dell’ampio utilizzo che viene fatto delle sue foglie fresche in Sud America.



    A questo proposito citiamo come esempio la Regione Lazio, che nel bando PSR Misura 11 “Agricoltura Biologica” – Allegato 2 cita esplicitamente la quinoa tra le colture ortive, con un contributo pari a 600 euro/ettaro.


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    La quinoa, oltre ad essere una coltura che offre un reddito apprezzabile, in questo modo diventa ancora più remunerativa considerando che si tratta di una coltura ortiva che non necessita di irrigazione e la cui raccolta viene effettuata con mietitrebbia da cereali, pertanto con costi di produzione (soprattutto manodopera ed irrigazione) molto più bassi rispetto ad altre ortive classiche.


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    La Regione Lazio è, ad oggi, probabilmente l’unica ad aver inserito correttamente la quinoa tra le colture ortive in pieno campo, ma sono molte le Regioni che non hanno ancora incluso la quinoa nelle tabelle colturali. Pertanto, il nostro monito a tutti gli agricoltori, è quello di confrontarsi con i propri agronomi, consulenti, associazioni di categoria in modo da poter fornire agli organismi pubblici indicazioni per la corretta introduzione di questa coltura nelle Tabelle Regionali. Altre regioni, come la Regione Toscana o la Regione Piemonte, hanno deciso di inserire la quinoa tra i cereali da granella o seminativi generici. Anche in questo caso, crediamo che sia opportuno far presente agli organismi competenti che si tratta di una chenopodiacea e non di un cereale e che sarebbe più corretto classificarla come tale.

     

     

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      Quinoa Italiana, il consumo aumenta ancora e la qualità è sempre migliore

      La crescita del consumo di quinoa non sembra rallentare e, notizia ancor più positiva, la domanda di quinoa italiana continua a crescere in maniera esponenziale. Sulla base dei dati di mercato, possiamo stimare una crescita di domanda di quinoa BIO Italiana di almeno il 300% dal 2019 ad oggi.

       


      “Dalla campagna 2022 contratti di filiera anche al centro-sud”
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      Ma a cosa è dovuto questa crescita?

      Le ragioni sono molteplici, la prima, e forse la più ovvia, è l’aumento generale del consumo di quinoa, sia in chicchi che trasformata (farine, soffiati ecc..) e soprattutto il suo utilizzo come ingrediente nei mix di farine per la panificazione, per la pasta e per l’industri dolciaria. Ebbene sì, anche l’industria sta prestando maggior attenzione al prodotto italiano. Altro aspetto importante è senza dubbio la maggior attenzione da parte del consumatore alla provenienza del prodotto, soprattutto quando parliamo di prodotto biologico, con un maggior focus nei confronti dell’origine del prodotto.

      Quinoa Maremma – Tuttoquinoa.com – Quinoa appena raccolta

      Inoltre, non dobbiamo valutare il fattore che probabilmente ha fatto fare il vero balzo di qualità alla quinoa italiana: l’esperienza acquisita sia in campo dagli agricoltori e dagli agronomi che nella fase di post raccolta e trasformazione  da parte degli operatori di questa parte della filiera. I pionieri della quinoa in Italia hanno oramai circa 10 anni di esperienza sulle spalle, hanno  avuto modo di mettere a punto le tecniche agronomiche ed i macchinari, hanno potuto testare numerose varietà (ed in questo Tuttoquinoa ha dato sicuramente un contributo importante) ed oramai, anche la rimozione della saponina non rappresenta più un ostacolo. La quinoa che si riesce a produrre oggi non ha niente da invidiare alla quinoa sudamericana dal punto di vista nutrizionale e del sapore, unico neo è rappresentato ancora dalla dimensione del seme, ma sappiamo che solo le varietà coltivate sull’altopiano andino riescono a sviluppare un seme di calibro superiore ai 3mm.

      Se pensiamo all’impronta di carbone di una quinoa importata dal Sudamerica, che ha percorso circa 10.000 Km per arrivare sulle nostre tavole, credo che sia ben chiaro quale sia il vero valore aggiunto della quinoa italiana.

      Dal 2019, Tuttoquinoa, grazie alla collaborazione con l’azienda agricola Sebastiano Tundo è in grado di offrire ai propri clienti la possibilità di stipulare contratti di coltivazione di quinoa Biologica, un’opportunità interessante per le aziende agricole. Da quest’anno, sarà possibile offrire quest’opportunità anche ad azienda del centro-sud Italia, area a nostro avviso ideale per la coltivazione della quinoa

       


       

      (Per contatti ed info sui contratti di filiera e sull’acquisto di sementi certificate e selezionate potete contattarci all’indirizzo , scriverci tramite il modulo contatti in basso o contattarci telefonicamente al numero che troverete nelle pagina contatti.)

       

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        Tuttoquinoa di Dario Vannuzzi P.IVA 01573520531

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