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La coltivazione del Teff
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PSR Lazio Agricoltura Biologica: 600 € ad ettaro di contributo per la cotlivazione di quinoa
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Buone Notizie per il mercato della Quinoa Italiana
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Coltivare Quinoa in Italia: i risultati del 2018
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Quinoa: prove di coltivazione in campo aperto
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Principali Varietà di Quinoa: Perù
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Quinoa e Amaranto: overview

La coltivazione del Teff

Scrivere un articolo sulla coltivazione del Teff richiama alla memoria i primi articoli scritti sulla quinoa, oramai quasi 10 anni fa, quando la quinoa, così come oggi il teff, era una coltura praticamente sconosciuta in Italia. A distanza di qualche anno, con felicità possiamo affermare che i progressi della quinoa italiana, sia a livello qualitativo che quantitativo sono stati sicuramente pregevoli. Questa premessa sull’evoluzione della quinoa come alternativa colturale  vuole semplicemente essere un augurio perché il Teff possa seguire lo stesso camino. In realtà crediamo che il potenziale del Teff, a livello agronomico, possa essere persino superiore a quello della quinoa sia per la sua rusticità che per la sua versatilità che permette una semina sia primaverile che in secondo raccolto.

 


Cos’è il teff?
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teff coltivazione
 
La semina

L’epoca di semina va dalla metà di marzo (al sud anche da febbraio) alla metà di aprile per quanto riguarda la semina primaverile, mentre in secondo raccolto, la semina avviene normalmente ad inizio estate, in questo caso la pianta ha bisogno ovviamente di irrigazione.


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Trattandosi di un seme molto piccolo, il letto di semina deve essere preparato in maniera ottimale. Per evitare che il seme cada troppo in profondità, si consiglia una rullatura prima della semina. In ogni caso, si può ovviare ad un terreno non perfettamente preparato aumentando la densità di semina.

La semina può essere effettuata a file (come il grano) o a spaglio. La pianta compete molto bene con le infestanti coprendo il terreno in maniera uniforme.  

Il quantitativo di seme necessario è, indicativamente, 10-15 Kg/ha, su letti di semina non ottimali si consiglia di aumentare la densità. Il seme deve rimanere in superficie, 1-1,5 cm, per questo motivo su terreni più grossolani si consiglia di utilizzare un quantitativo maggior di seme.

Essendo il Teff un cereale, per la concimazione di fondo possono essere usati gli stessi concimi e le stesse quantità che si utilizzano per i cereali a paglia.

 

La fase vegetativa

Durante la fase vegetativa, il teff non richiede particolari interventi, la sua rusticità fa sa che sia tollerante a tutte le tipiche malattie dei cereali, può essere effettuata una strigliatura in fase di accestimento, ed una concimazione di copertura senza però esagerare con l’azoto per evitare allettamento. Se coltivato in secondo raccolto, è necessario fare alcuni interventi di irrigazione per mantenere l’umidità nel terreno.

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La Raccolta

Il Teff, come tutti i cereali a paglia, viene raccolto con mietitrebbia, possono però essere usate diverse tecniche.

In stagioni particolarmente umide, su appezzamenti nei quali sono presenti infestanti (Il Teff normalmente non ha problemi di infestanti) o in caso di allettamento, un’ottima opzione è lo sfalcio della pianta ancora non completamente secca, per poi trebbiarla (ideale sarebbe una testata Pick up sulla mietitrebbia), ma si riesce a farlo molto bene anche con una testata normale da cereale cercando di effettuare lo sfalcio non troppo vicino al suolo.

L’alternativa valida e più rapida è sicuramente la mietitura classica, in questo caso è necessario non raccogliere il prodotto troppo secco onde evitare eccessive perdite di seme.

 

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    PSR Lazio Agricoltura Biologica: 600 € ad ettaro di contributo per la cotlivazione di quinoa

     
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    La quinoa, una coltura fino a pochi anni fa sconosciuta, negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più successo sia come alimento che come alternativa colturale. Le coltivazioni di quinoa in Italia stanno crescendo notevolmente e se fino a qualche anno fa la coltivazione della quinoa era  un qualcosa di quasi sconosciuto, oggi non solo gli agricoltori, ma anche gli organismi amministrativi iniziano a riconoscerne il valore, specialmente in regime di Agricoltura Biologica. Tecnicamente, si tratta di una Chenopodiacea, quindi una pianta che fa parte della stessa famiglia di spinaci e barbabietole, e come tale da considerare una coltura ortiva, categoria per la quale quasi tutti i PSR riconoscono un contributo maggiore rispetto a cerali ed altri seminativi in agricoltura Biologica. In alcune regioni, essa non è stata ancora inserita esplicitamente nell’elenco delle colture in quanto le superfici coltivate all’interno della Regione stessa sono poco rilevanti, pertanto viene equiparata ad un cereale.

    È importante sottolineare che ciò è tecnicamente errato, perché la quinoa è considerata uno “pseudocereale” solo ed esclusivamente per l’utilizzo che si fa della granella, ma si tratta di una chenopodiacea, pertanto una ortiva e non ha nessun legame botanico con i cereali. Basti pensare dell’ampio utilizzo che viene fatto delle sue foglie fresche in Sud America.



    A questo proposito citiamo come esempio la Regione Lazio, che nel bando PSR Misura 11 “Agricoltura Biologica” – Allegato 2 cita esplicitamente la quinoa tra le colture ortive, con un contributo pari a 600 euro/ettaro.


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    La quinoa, oltre ad essere una coltura che offre un reddito apprezzabile, in questo modo diventa ancora più remunerativa considerando che si tratta di una coltura ortiva che non necessita di irrigazione e la cui raccolta viene effettuata con mietitrebbia da cereali, pertanto con costi di produzione (soprattutto manodopera ed irrigazione) molto più bassi rispetto ad altre ortive classiche.


    “Contratti di filiera anche al centro-sud”

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    La Regione Lazio è, ad oggi, probabilmente l’unica ad aver inserito correttamente la quinoa tra le colture ortive in pieno campo, ma sono molte le Regioni che non hanno ancora incluso la quinoa nelle tabelle colturali. Pertanto, il nostro monito a tutti gli agricoltori, è quello di confrontarsi con i propri agronomi, consulenti, associazioni di categoria in modo da poter fornire agli organismi pubblici indicazioni per la corretta introduzione di questa coltura nelle Tabelle Regionali. Altre regioni, come la Regione Toscana o la Regione Piemonte, hanno deciso di inserire la quinoa tra i cereali da granella o seminativi generici. Anche in questo caso, crediamo che sia opportuno far presente agli organismi competenti che si tratta di una chenopodiacea e non di un cereale e che sarebbe più corretto classificarla come tale.

     

     

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      Buone Notizie per il mercato della Quinoa Italiana

      Se potessimo tornare indietro con la mente di 10 anni e riuscissimo a ricordarci gli scaffali dei supermercati o dei negozi di alimentari di allora, difficilmente riusciremmo a visualizzare un sacchetto di quinoa. Forse i più attenti e coloro con ottima memoria fotografica potrebbero riuscire a ricordare la rara presenza di quinoa all’interno di negozi specializzati. Potremmo dire che l’anno zero in Italia è stato il 2013, proclamato dalla FAO come anno internazionale della Quinoa. Da allora l’aumento del consumo di questo prodotto è cresciuto in maniera esponenziale. Nel 2015 (proprio l’anno in cui è nata Tuttoquinoa) Nielsen pubblica uno studio di mercato sulla vendita al dettaglio di cereali e granelle, registrando un aumento del consumo di quinoa pari a circa il 200%.

      Fonte: Repubblica.it – 27/08/15

      Allora si trattava esclusivamente di quinoa importata da Perù e Bolivia. Negli ultimi anni il consumo di quinoa è aumentato ulteriormente, ma con un’importante differenza rispetto ad allora: La quinoa italiana. Se nel 2015 la quinoa di origine italiana rappresentava un’eccezione, da allora è sempre più frequente incontrare confezioni di questo prodotto, anche se tutt’oggi la produzione nazionale è quasi esclusivamente BIO. Detto ciò, viene da chiedersi innanzitutto perché la quinoa abbia riscosso così tanto successo e perché la domanda si stia spostando verso il prodotto nazionale. Beh, la risposta alla prima domanda sta in primis nelle qualità intrinseche di questo alimento, non dimentichiamo che si tratta di una delle poche piante in natura in grado di apportare i nove aminoacidi essenziali, tra cui la lisina, necessaria per la fissazione di calcio nelle ossa, che funziona da stimolo nell’emissione di insulina. Essa è un importante precursore della vitamina B3 (niacina), che essendo idrosolubile non può essere immagazzinata nell’organismo, ma deve essere assunta con l’alimentazione. È ricca di flavonoidi, in particolare Quercetina (Antistaminico ed antinfiammatorio) e Kaempferol (Antiossidante ed antinfiammatorio). Inoltre, è importante fonte di Sali minerali, fibre e proteine. Se a ciò aggiungiamo che si tratta di un prodotto senza glutine a basso indice e carico glicemico capiamo che si tratta di un alimento con caratteristiche uniche in natura. Ma questo non è l’unico motivo, ci sono anche ragioni indirette, come l’aumento del consumo di proteine vegetali rispetto a quelle animali (anche i legumi hanno visto crescere il proprio mercato), vi è una tendenza generale verso un’alimentazione più salutare ed infine ed un incremento del consumo di cibi senza glutine. Le motivazioni che risiedono dietro alla crescita della domanda di quinoa Italiana sono da ricercare nella maggiore tracciabilità del prodotto e nelle maggiori tutele e garanzie sulle produzioni Biologiche, allo stesso tempo sono legate anche ad aspetti etici ed ambientali. Questi ultimi due aspetti meritano un approfondimento. Dobbiamo infatti tener conto che produrre quinoa in Italia, significa evitare trasporti marittimi internazionali con inestimabili dispendi energetici e conseguenze ambientali, significa soprattutto creare filiere corte e ridurre l’impatto ambientale che i generi alimentari hanno sul nostro pianeta. Inoltre, vi è un aspetto etico da non sottovalutare legato alle popolazioni andine che per millenni hanno coltivato la quinoa e per le quali questo alimento rappresenta una fonte essenziale di energie. Oggi le loro produzioni vengono destinate principalmente alle esportazioni, spesso sottraendo risorse al fabbisogno locale.

      Dobbiamo dire che la quinoa prodotta in Europa, dal punto di vista estetico, non raggiunge (e probabilmente non raggiungerà) il livello della quinoa coltivata nelle zone di origine tra Perù e Bolivia, sia perché le varietà coltivate in queste zone non si adattano assolutamente alla latitudine Europea, sia perché le condizioni pedoclimatiche uniche di questa regione non sono riproducibili altrove. Dal punto di vista nutrizionale, grazie a varietà dolci (cioè a bassissimo contenuto di saponina), che permettono di evitare il processo di desaponificazione (e quindi la decorticazione) siamo riusciti in Italia a proporre un prodotto integrale, che mantiene inalterate i valori nutrizionali senza ridurre il contenuto di sali minerali e proteine, cosa che avviene sulle varietà con saponine, che richiedono interventi di rimozione delle stesse. A poche settimane dalla semina ed alle porte della campagna di coltivazione 2021, siamo pronti per un’altra stagione, un 2021 nel quale il progetto in collaborazione con QUIN vede raddoppiare le superfici coltivate tramite contratti di filiera rispetto al 2020.

       

      (Per contatti ed info sui contratti di filiera e sull’acquisto di sementi certificate e selezionate potete contattarci all’indirizzo , scriverci tramite il modulo contatti in basso o contattarci telefonicamente al numero che troverete nelle pagina contatti.)

       

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        Dopo aver realizzato prove in parcella per 2 anni ed aver individuato la varietà sulla quale crediamo che si possa puntare (sia per la resa che, soprattutto, per la capacità di adattamento e qualità del seme), nel 2017 abbiamo realizzato una prova in campo aperto su una superficie di 7000 mq. La semina è stata Read More

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        Tuttoquinoa di Dario Vannuzzi P.IVA 01573520531

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