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PSR Lazio Agricoltura Biologica: 600 € ad ettaro di contributo per la coltivazione di quinoa
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Quinoa Italiana, il consumo aumenta ancora e la qualità è sempre migliore
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Buone Notizie per il mercato della Quinoa Italiana
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La coltivazione del Teff
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Coltivare Quinoa in Italia: i risultati del 2018
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Quinoa: prove di coltivazione in campo aperto
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Quinoa: le nostre prove varietali (2016)
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La coltivazione della Quinoa
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Conoscere (e coltivare) l’amaranto
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Quinoa: considerazioni generali sulla campagna 2017
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Quinoa e Amaranto: 500 anni nell’oblio
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Varietà di Quinoa: Cile
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Principali Varietà di Quinoa: Bolivia
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Principali Varietà di Quinoa: Perù
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Quinoa: ecotipi e classificazione
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Quinoa e Amaranto: overview
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Le saponine, queste sconosciute….

PSR Lazio Agricoltura Biologica: 600 € ad ettaro di contributo per la coltivazione di quinoa

 
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La quinoa, una coltura fino a pochi anni fa sconosciuta, negli ultimi anni sta riscuotendo sempre più successo sia come alimento che come alternativa colturale. Le coltivazioni di quinoa in Italia stanno crescendo notevolmente e se fino a qualche anno fa la coltivazione della quinoa era  un qualcosa di quasi sconosciuto, oggi non solo gli agricoltori, ma anche gli organismi amministrativi iniziano a riconoscerne il valore, specialmente in regime di Agricoltura Biologica. Tecnicamente, si tratta di una Chenopodiacea, quindi una pianta che fa parte della stessa famiglia di spinaci e barbabietole, e come tale da considerare una coltura ortiva, categoria per la quale quasi tutti i PSR riconoscono un contributo maggiore rispetto a cerali ed altri seminativi in agricoltura Biologica. In alcune regioni, essa non è stata ancora inserita esplicitamente nell’elenco delle colture in quanto le superfici coltivate all’interno della Regione stessa sono poco rilevanti, pertanto viene equiparata ad un cereale.

È importante sottolineare che ciò è tecnicamente errato, perché la quinoa è considerata uno “pseudocereale” solo ed esclusivamente per l’utilizzo che si fa della granella, ma si tratta di una chenopodiacea, pertanto una ortiva e non ha nessun legame botanico con i cereali. Basti pensare dell’ampio utilizzo che viene fatto delle sue foglie fresche in Sud America.



A questo proposito citiamo come esempio la Regione Lazio, che nel bando PSR Misura 11 “Agricoltura Biologica” – Allegato 2 cita esplicitamente la quinoa tra le colture ortive, con un contributo pari a 600 euro/ettaro.


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La quinoa, oltre ad essere una coltura che offre un reddito apprezzabile, in questo modo diventa ancora più remunerativa considerando che si tratta di una coltura ortiva che non necessita di irrigazione e la cui raccolta viene effettuata con mietitrebbia da cereali, pertanto con costi di produzione (soprattutto manodopera ed irrigazione) molto più bassi rispetto ad altre ortive classiche.


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La Regione Lazio è, ad oggi, probabilmente l’unica ad aver inserito correttamente la quinoa tra le colture ortive in pieno campo, ma sono molte le Regioni che non hanno ancora incluso la quinoa nelle tabelle colturali. Pertanto, il nostro monito a tutti gli agricoltori, è quello di confrontarsi con i propri agronomi, consulenti, associazioni di categoria in modo da poter fornire agli organismi pubblici indicazioni per la corretta introduzione di questa coltura nelle Tabelle Regionali. Altre regioni, come la Regione Toscana o la Regione Piemonte, hanno deciso di inserire la quinoa tra i cereali da granella o seminativi generici. Anche in questo caso, crediamo che sia opportuno far presente agli organismi competenti che si tratta di una chenopodiacea e non di un cereale e che sarebbe più corretto classificarla come tale.

 

 

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    Quinoa Italiana, il consumo aumenta ancora e la qualità è sempre migliore

    La crescita del consumo di quinoa non sembra rallentare e, notizia ancor più positiva, la domanda di quinoa italiana continua a crescere in maniera esponenziale. Sulla base dei dati di mercato, possiamo stimare una crescita di domanda di quinoa BIO Italiana di almeno il 300% dal 2019 ad oggi.

     


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    Ma a cosa è dovuto questa crescita?

    Le ragioni sono molteplici, la prima, e forse la più ovvia, è l’aumento generale del consumo di quinoa, sia in chicchi che trasformata (farine, soffiati ecc..) e soprattutto il suo utilizzo come ingrediente nei mix di farine per la panificazione, per la pasta e per l’industri dolciaria. Ebbene sì, anche l’industria sta prestando maggior attenzione al prodotto italiano. Altro aspetto importante è senza dubbio la maggior attenzione da parte del consumatore alla provenienza del prodotto, soprattutto quando parliamo di prodotto biologico, con un maggior focus nei confronti dell’origine del prodotto.

    Quinoa Maremma – Tuttoquinoa.com – Quinoa appena raccolta

    Inoltre, non dobbiamo valutare il fattore che probabilmente ha fatto fare il vero balzo di qualità alla quinoa italiana: l’esperienza acquisita sia in campo dagli agricoltori e dagli agronomi che nella fase di post raccolta e trasformazione  da parte degli operatori di questa parte della filiera. I pionieri della quinoa in Italia hanno oramai circa 10 anni di esperienza sulle spalle, hanno  avuto modo di mettere a punto le tecniche agronomiche ed i macchinari, hanno potuto testare numerose varietà (ed in questo Tuttoquinoa ha dato sicuramente un contributo importante) ed oramai, anche la rimozione della saponina non rappresenta più un ostacolo. La quinoa che si riesce a produrre oggi non ha niente da invidiare alla quinoa sudamericana dal punto di vista nutrizionale e del sapore, unico neo è rappresentato ancora dalla dimensione del seme, ma sappiamo che solo le varietà coltivate sull’altopiano andino riescono a sviluppare un seme di calibro superiore ai 3mm.

    Se pensiamo all’impronta di carbone di una quinoa importata dal Sudamerica, che ha percorso circa 10.000 Km per arrivare sulle nostre tavole, credo che sia ben chiaro quale sia il vero valore aggiunto della quinoa italiana.

    Dal 2019, Tuttoquinoa, è in grado di offrire ai propri clienti la possibilità di stipulare contratti di coltivazione di quinoa Biologica, un’opportunità interessante per le aziende agricole.

     


     

    (Per contatti ed info sui contratti di filiera e sull’acquisto di sementi certificate e selezionate potete contattarci all’indirizzo , scriverci tramite il modulo contatti in basso o contattarci telefonicamente al numero che troverete nelle pagina contatti.)

     

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      Buone Notizie per il mercato della Quinoa Italiana

      Se potessimo tornare indietro con la mente di 10 anni e riuscissimo a ricordarci gli scaffali dei supermercati o dei negozi di alimentari di allora, difficilmente riusciremmo a visualizzare un sacchetto di quinoa. Forse i più attenti e coloro con ottima memoria fotografica potrebbero riuscire a ricordare la rara presenza di quinoa all’interno di negozi specializzati. Potremmo dire che l’anno zero in Italia è stato il 2013, proclamato dalla FAO come anno internazionale della Quinoa. Da allora l’aumento del consumo di questo prodotto è cresciuto in maniera esponenziale. Nel 2015 (proprio l’anno in cui è nata Tuttoquinoa) Nielsen pubblica uno studio di mercato sulla vendita al dettaglio di cereali e granelle, registrando un aumento del consumo di quinoa pari a circa il 200%.

      Fonte: Repubblica.it – 27/08/15

      Allora si trattava esclusivamente di quinoa importata da Perù e Bolivia. Negli ultimi anni il consumo di quinoa è aumentato ulteriormente, ma con un’importante differenza rispetto ad allora: La quinoa italiana. Se nel 2015 la quinoa di origine italiana rappresentava un’eccezione, da allora è sempre più frequente incontrare confezioni di questo prodotto, anche se tutt’oggi la produzione nazionale è quasi esclusivamente BIO. Detto ciò, viene da chiedersi innanzitutto perché la quinoa abbia riscosso così tanto successo e perché la domanda si stia spostando verso il prodotto nazionale. Beh, la risposta alla prima domanda sta in primis nelle qualità intrinseche di questo alimento, non dimentichiamo che si tratta di una delle poche piante in natura in grado di apportare i nove aminoacidi essenziali, tra cui la lisina, necessaria per la fissazione di calcio nelle ossa, che funziona da stimolo nell’emissione di insulina. Essa è un importante precursore della vitamina B3 (niacina), che essendo idrosolubile non può essere immagazzinata nell’organismo, ma deve essere assunta con l’alimentazione. È ricca di flavonoidi, in particolare Quercetina (Antistaminico ed antinfiammatorio) e Kaempferol (Antiossidante ed antinfiammatorio). Inoltre, è importante fonte di Sali minerali, fibre e proteine. Se a ciò aggiungiamo che si tratta di un prodotto senza glutine a basso indice e carico glicemico capiamo che si tratta di un alimento con caratteristiche uniche in natura. Ma questo non è l’unico motivo, ci sono anche ragioni indirette, come l’aumento del consumo di proteine vegetali rispetto a quelle animali (anche i legumi hanno visto crescere il proprio mercato), vi è una tendenza generale verso un’alimentazione più salutare ed infine ed un incremento del consumo di cibi senza glutine. Le motivazioni che risiedono dietro alla crescita della domanda di quinoa Italiana sono da ricercare nella maggiore tracciabilità del prodotto e nelle maggiori tutele e garanzie sulle produzioni Biologiche, allo stesso tempo sono legate anche ad aspetti etici ed ambientali. Questi ultimi due aspetti meritano un approfondimento. Dobbiamo infatti tener conto che produrre quinoa in Italia, significa evitare trasporti marittimi internazionali con inestimabili dispendi energetici e conseguenze ambientali, significa soprattutto creare filiere corte e ridurre l’impatto ambientale che i generi alimentari hanno sul nostro pianeta. Inoltre, vi è un aspetto etico da non sottovalutare legato alle popolazioni andine che per millenni hanno coltivato la quinoa e per le quali questo alimento rappresenta una fonte essenziale di energie. Oggi le loro produzioni vengono destinate principalmente alle esportazioni, spesso sottraendo risorse al fabbisogno locale.

      Dobbiamo dire che la quinoa prodotta in Europa, dal punto di vista estetico, non raggiunge (e probabilmente non raggiungerà) il livello della quinoa coltivata nelle zone di origine tra Perù e Bolivia, sia perché le varietà coltivate in queste zone non si adattano assolutamente alla latitudine Europea, sia perché le condizioni pedoclimatiche uniche di questa regione non sono riproducibili altrove. Dal punto di vista nutrizionale, grazie a varietà dolci (cioè a bassissimo contenuto di saponina), che permettono di evitare il processo di desaponificazione (e quindi la decorticazione) siamo riusciti in Italia a proporre un prodotto integrale, che mantiene inalterate i valori nutrizionali senza ridurre il contenuto di sali minerali e proteine, cosa che avviene sulle varietà con saponine, che richiedono interventi di rimozione delle stesse. A poche settimane dalla semina ed alle porte della campagna di coltivazione 2021, siamo pronti per un’altra stagione, un 2021 nel quale il progetto in collaborazione con QUIN vede raddoppiare le superfici coltivate tramite contratti di filiera rispetto al 2020.

       

       

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        La coltivazione del Teff

        Scrivere un articolo sulla coltivazione del Teff richiama alla memoria i primi articoli scritti sulla quinoa, oramai quasi 10 anni fa, quando la quinoa, così come oggi il teff, era una coltura praticamente sconosciuta in Italia. A distanza di qualche anno, con felicità possiamo affermare che i progressi della quinoa italiana, sia a livello qualitativo che quantitativo sono stati sicuramente pregevoli. Questa premessa sull’evoluzione della quinoa come alternativa colturale  vuole semplicemente essere un augurio perché il Teff possa seguire lo stesso camino. In realtà crediamo che il potenziale del Teff, a livello agronomico, possa essere persino superiore a quello della quinoa sia per la sua rusticità che per la sua versatilità che permette una semina sia primaverile che in secondo raccolto.

         


        Cos’è il teff?
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        teff coltivazione
         
        La semina

        L’epoca di semina del teff va dalla metà di marzo alla metà di maggio per quanto riguarda la semina primaverile, mentre in secondo raccolto, la semina avviene normalmente a fine primavera, in questo caso la pianta ha bisogno ovviamente di irrigazione.


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        Trattandosi di un seme molto piccolo, il letto di semina deve essere preparato in maniera ottimale. Per evitare che il seme cada troppo in profondità, si consiglia una rullatura prima della semina. In ogni caso, si può ovviare ad un terreno non perfettamente preparato aumentando la densità di semina.

        La semina può essere effettuata a file (come il grano) o a spaglio. La pianta compete molto bene con le infestanti coprendo il terreno in maniera uniforme.  

        Il quantitativo di seme necessario è, indicativamente, 10-15 Kg/ha, su letti di semina non ottimali si consiglia di aumentare la densità. Il seme deve rimanere in superficie, 1-1,5 cm, per questo motivo su terreni più grossolani si consiglia di utilizzare un quantitativo maggior di seme.

        Essendo il Teff un cereale, per la concimazione di fondo possono essere usati gli stessi concimi e le stesse quantità che si utilizzano per i cereali a paglia.

         

        La fase vegetativa

        Durante la fase vegetativa, il teff non richiede particolari interventi, la sua rusticità fa sa che sia tollerante a tutte le tipiche malattie dei cereali, può essere effettuata una strigliatura in fase di accestimento, ed una concimazione di copertura senza però esagerare con l’azoto per evitare allettamento. Se coltivato in secondo raccolto, è necessario fare alcuni interventi di irrigazione per mantenere l’umidità nel terreno.

        Clicca sulle immagini per ingrandirle

         
        La Raccolta

        Il Teff, come tutti i cereali a paglia, viene raccolto con mietitrebbia, possono però essere usate diverse tecniche.

        Il metodo classico utilizzato per i cereali è sicuramente l’alternativa più rapida e conveniente, utilizzando una mietitrebbia con crivelli adeguati (come quelli da erba medica o trifoglio) e cercando di non raccogliere il prodotto troppo secco onde evitare eccessive perdite di seme.

        In stagioni particolarmente umide, su appezzamenti nei quali sono presenti molte infestanti (Il Teff normalmente non ha problemi di infestanti) o in caso di eccessivo allettamento, un’ottima opzione è lo sfalcio della pianta ancora non completamente secca, seguita da trebbiatura una volta essiccata (ideale sarebbe una testata Pick up sulla mietitrebbia, ma si riesce a farlo molto bene anche con una testata normale da cereale cercando di effettuare lo sfalcio non troppo vicino al suolo).

         

        Per qualsiasi informazione su tecniche agronomiche, sementi, informazioni commerciali inviaci una richiesta:

         

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          Quinoa: considerazioni generali sulla campagna 2017

          =>  Photogallery 2016                      => Photogallery 2017

          Giunti alla conclusione di questo 2017 è ora di fare un bilancio di un anno che, specialmente dal punto di vista climatico, ci ha riservato non poche sorprese. Allo stesso tempo ci ha però permesso di osservare il comportamento della quinoa in condizioni a dir poco estreme.

          La varietà  Regalona è stata testata quest’anno in diverse zone d’Italia, con tecniche di semina diverse su terreni con composizioni differenti ed altitudini che variano dal livello del mare fino ai 900mt  s.l.m..

          Il 2017, dal punto di vista produttivo ci ha fornito molte conferme su comportamenti già osservati dai test realizzati negli anni passati, ma anche notevoli (e positive) sorprese. Aver potuto osservare il comportamento della pianta in differenti condizioni, a differenti latitudini ed altitudini, ci ha dato modo di poter formulare una sorta di “analisi della sensibilità” riguardante i fattori che maggiormente influenzano la coltivazione.

          Procediamo con ordine. I fattori che sono stati presi in considerazione, in base alle osservazioni di un campione di aziende che ha realizzato i test sono state: a) Altitudine b) tipologia di terreno c) epoca di semina d) metodo di semina e) Epoca a consistenza delle precipitazioni f) Attacchi di parassiti.

          1. Altitudine: abbiamo potuto constatare che l’altitudine, almeno fino agli 800 m s.l.m. non influenza particolarmente lo sviluppo e la produzione.
          2. Tipologia di terreno: come già constatato in precedenza, i terreni eccessivamente limosi o i terreni che, in generale, tendono a creare una crosta superficiale, mettono a rischio l’emergenza della pianta. In ogni caso, esclusa questa criticità, la pianta ha dimostrato di adattarsi bene a tutti i terreni. Non sono state realizzate analisi sui terreni, pertanto non si hanno dati scientifici. Anche i terreni estremamente sabbiosi sono da evitare in quanto, dopo un’emergenza ed una prima fase vegetativa eccezionale, con l’arrivo del caldo la pianta soffre l’eccessiva evaporazione dell’umidità dal suolo. Su questa tipologia di terreni sarebbe necessario irrigare almeno in prefioritura e nella fase di riempimento del chicco.
          3. Epoca di semina: L’epoca di semina è sicuramente uno dei fattori determinanti. Esso è indubbiamente condizionato dall’altitudine e dalla latitudine ma, generalmente, abbiamo potuto osservare che anticipare al massimo la semina consente di ridurre il rischio di attacchi da Altica nella fase di emergenza (il parassita attacca quando le temperature iniziano a salire) ed aumenta le probabilità di precipitazioni in fase di pre-emergenza. Abbiamo inoltre potuto osservare come le gelate (fino -3°C) non abbiano provocato alcun danno alla pianta (pianta con 6 foglie vere). Riteniamo quindi importante anticipare al massimo la semina, anche fino al 20/25 febbraio nelle zone pianeggianti e collinari dell’Italia meridionale e nelle zone collinari costiere nel centro Italia. In ogni caso, condizioni climatiche e possibilità di lavorare i terreni permettendo, ad altitudini inferiori ai 600 metri, è opportuno seminare entro fine marzo.
          4. Metodo di semina: Le principali differenze tra la semina di precisione e la semina a fila continua (o a spaglio) risiedono nella gestione delle infestanti e nello spazio a disposizione della pianta per svilupparsi. La scelta tra l’uno o l’altro metodo è spesso determinata dai macchinari che si hanno a disposizione. Per la semina di precisione, oltre ad una seminatrice idonea, è necessario disporre di una sarchiatrice con la quale effettuare almeno 1 o 2 passaggi. Questo metodo, offre alla pianta la possibilità di svilupparsi maggiormente potendo sfruttare il maggior spazio a disposizione, quindi si avrà una densità minore, ma con una maggior produzione di seme per pianta. La presenza di infestanti tra le file sarà ovviamente più agguerrita, almeno nei primi 40/60 giorni. La semina con seminatrice tradizionale a fila continua o a spaglio, richiede maggior abilità da parte dell’operatore che deve essere abile innanzitutto a calibrare la dose di seme (tenendo conto che la dose ideale è di circa 10 kg/ha) oltre che a dare uniformità e giusta profondità al seme. Nella nostra azienda, quest’anno per quanto riguarda la semina a fila continua, abbiamo provato un metodo di semina leggermente diverso da quello illustrato nell’articolo “La coltivazione della Quinoa”, per maggiori dettagli rimandiamo all’articolo “Quinoa: prove di coltivazione in campo aperto”
          5. Epoca e quantità delle precipitazioni: Il 2017 ci ha confermato la grande resistenza della quinoa alla siccità. La quinoa che abbiamo seminato in Maremma il 16 marzo, è giunta a maturazione senza precipitazioni né interventi di irrigazione. Ovviamente la dimensione del seme, e di conseguenza il peso ed i quantitativi prodotti, ne hanno risentito, ma è stata l’unica pianta capace di superare il caldo e la siccità senza interventi d’irrigazione. I migliori risultati si sono avuti sugli appezzamenti che hanno ricevuto precipitazioni (15/30 mm) nel periodo pre-emergenza (nella prima settimana dopo la semina) e nel periodo precedente alla fioritura. Questo è uno dei motivi per i quali riteniamo che sia utile anticipare al massimo il periodo di semina. Avendo disponibilità di acqua, si consiglia una buona irrigazione subito dopo la semina.

            Marche – semina 4 marzo, precipitazioni in fase di pre-emergenza (foto scattata a 80 giorni dalla semina)

            Maremma – semina 16 marzo con seminatrice a fila continua – totale assenza di pioggia (foto scattata a 80 giorni dalla semina)

          6. Attacchi di parassiti: Quest’anno il caldo ha favorito molto i parassiti, che hanno rappresentato un problema soprattutto per le semine tardive (a partire da aprile). L’altica è stato senza dubbio il principale problema anche sui nostri appezzamenti in Maremma, è stata bloccata dalle gelate del 19/20 e 21 aprile che non hanno però causato alcun danno alla quinoa. Nel nord Italia si sono avuti problemi legati alla presenza di cimici ed afidi nel periodo successivo alla fioritura. Per quanto riguarda l’altica, il rimedio migliore, al momento, è sicuramente la semina anticipata, non esistendo prodotti registrati sulla quinoa.

            Maremma – attacco di Altica in fase di emergenza

          L’epoca di semina ed il volume delle precipitazioni nel periodo di pre-emergenza, come si nota dalle foto in questo articolo, incidono notevolmente sull’omogeneità delle piante. Per quanto riguarda le rese, gli appezzamenti presi in considerazione, hanno mostrato rese molto variabili, anche se generalmente basse (tra i 800 ed i 1500 Kg/Ha). Su nessuno degli appezzamenti presi in considerazione si è intervenuti con irrigazioni, pertanto le rese sotto la media, sono sicuramente da imputare alle scarse (o assenti precipitazioni). Le rese più alte si sono avute sugli appezzamenti seminati entro il 20 marzo (con notevole differenza tra quelle coltivazioni che hanno avuto delle piogge durante i primi 7/10 giorni dalla semina). La siccità ha avuto effetti negativi soprattutto sulla dimensione del seme.

          =>  Photogallery 2016                      => Photogallery 2017

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